La responsabilità verso la società degli amministratori di s.p.a.

La responsabilità degli amministratori verso la società.

Conformemente al criterio generale posto dall’art. 1176, comma 2°, c.c., nell’adempimento delle obbligazioni ad essi imposte, gli amministratori devono usare la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze. Gli amministratori inadempienti sono responsabili, innanzitutto, verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza dei loro doveri. Si tratta, evidentemente, di una responsabilità contrattuale, fondata sull’inadempimento del contratto (di mandato; d’opera; di lavoro, sia pur sui generis; di amministrazione) che lega gli amministratori alla società. Al potere di gestire l’impresa sociale (art. 2380-bis c.c.), che la legge affida in via esclusiva agli amministratori, corrisponde, dunque, secondo un principio generale, la responsabilità dei medesimi per la violazione degli obblighi inerenti alla funzione svolta.

Ambito della responsabilità.

Quella degli amministratori è una responsabilità per inadempimento, conseguente alla violazione di norme di legge o clausole statutarie; non è una responsabilità patrimoniale per i debiti sociali e neppure una responsabilità oggettiva derivante dal semplice insuccesso dell’attività svolta. Il contenuto della gestione non è, in linea generale, sindacabile dall’autorità giudiziaria. Nondimeno, gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato e devono adempiere ai loro doveri con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze: il che significa che è certamente sindacabile il modo in cui gli amministratori prendono le decisioni (le delibere devono essere correttamente istruite) e che anche lo stesso merito della gestione può essere censurato quando esso sia manifestamente imprudente o irrazionale. Il controllo del giudice, in sede di accertamento della responsabilità dell’amministratore, si estende quindi alla legittimità sostanziale dell’attività svolta.

Dovere di diligenza.

La condotta dell’amministratore nella gestione degli affari sociali deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata e dunque secondo il parametro del buon amministratore, tenendo conto delle dimensioni della società, del suo oggetto, del settore di operatività della società stessa. La diligenza dovuta dall’amministratore si misura anche in relazione alle sue specifiche competenze, qualità individuali che hanno costituito la base per la sua nomina. Così, ad esempio, l’erronea valutazione delle conseguenze di un contratto potrà produrre conseguenze diverse per un amministratore laureato in chimica e nominato in funzione delle sue specifiche competenze nel campo produttivo, rispetto a quelle che produrrà per un avvocato, nominato nel consiglio per le sue specifiche competenze in materia contrattuale.

Esenzione dalla responsabilità.

Gli amministratori sono solidalmente responsabili per la violazione dei doveri legali e statutari loro imposti. Ciascuno può quindi essere costretto dalla società a risarcirle l’intero danno subito.  Come ha dimostrato la dottrina, la responsabilità solidale è una conseguenza naturale del principio di collegialità secondo il quale funziona l’organo amministrativo. Sono tuttavia esonerati dalla responsabilità gli amministratori immuni da colpa che abbiano fatto annotare senza ritardo il proprio dissenso nel libro del consiglio e ne abbiano dato immediata notizia per iscritto al presidente del collego sindacale. Per regola generale, l’amministratore che voglia sottrarsi alla responsabilità solidale deve provare la sua mancanza di colpa. La disposizione si applica agli amministratori che in seno al consiglio abbiano votato contro la deliberazione rivelatasi pregiudizievole per la società; si applica anche agli amministratori che siano stati assenti dalla seduta in cui è stata assunta la deliberazione. Il consigliere che sia stato assente non è per ciò stesso esonerato dalla responsabilità per i danni derivanti dalla decisione consiliare; egli potrà sottrarsi alla responsabilità solo qualora, consultati con diligenza ed assiduità i verbali delle riunioni in cui era risultato assente ed avvedutosi della deliberazione pregiudizievole, abbia provveduto agli adempimenti di cui al terzo comma della norma in commento.

La responsabilità degli amministratori non esecutivi: l’obbligo generale di vigilanza sulla gestione.

La responsabilità degli amministratori è diversificata nel caso in cui il consiglio abbia delegato proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo composto da alcuno dei suoi componenti, o ad uno o più dei suoi componenti, in conformità dell’art. 2381, comma 2°, c.c., o abbia comunque in concreto attribuito talune delle proprie funzioni ad uno più dei suoi componenti. In queste ipotesi: per violazioni relative ad attribuzioni proprie del comitato esecutivo o a funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori rispondono, in via di principio, solo costoro; gli amministratori non esecutivi sono solidalmente responsabili con gli esecutivi se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose; gli amministratori non esecutivi sono inoltre responsabili in caso di inosservanza del dovere di vigilare e valutare, sulla base della relazione degli organi delegati, il generale andamento della gestione, da giudicare tenendo conto del loro obbligo di agire informati e, quindi, di vagliare l’affidabilità delle informazioni ricevute e, se necessario, di chiedere agli amministratori esecutivi informazioni ulteriori (art. 2381, commi 3° e 6°, c.c.). Da questa disciplina si deduce l’esistenza, in capo agli amministratori non esecutivi, di un obbligo generale di vigilanza sulla gestione sociale, la cui inosservanza renderà gli stessi responsabili, in solido con gli amministratori esecutivi, dei danni derivanti dagli atti compiuti da questi ultimi. Con il riferimento alle “funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori” il legislatore sembra equiparare, agli effetti della responsabilità per cattiva gestione sociale, alle deleghe formali, cioè consentite dallo statuto o dall’assemblea (art. 2381, comma 2°, c.c.), le deleghe informali o interne, consistenti in una semplice ripartizione di ruoli tra i consiglieri in assenza di qualsiasi autorizzazione dei soci. Tale opzione è criticata dalla dottrina.

La responsabilità degli amministratori di fatto.

Le regole in tema di responsabilità degli amministratori non si applicano soltanto a coloro che siano stati formalmente e regolarmente nominati tali, ma anche agli amministratori di fatto, cioè a coloro che, pur non nominati (o irregolarmente nominati), ciononostante abbiano egualmente svolto, in modo continuativo e sistematico, le funzioni tipiche dell’amministratore. A tale conclusione sono pervenute la dottrina e la giurisprudenza più recenti, affermando che gli obblighi previsti a carico degli amministratori sono in realtà regole che disciplinano il corretto svolgimento dell’attività di gestione della società, indipendentemente dalla qualifica formale del soggetto che pone in essere l’attività.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.