Amministratori esterni ed interesse sociale nella società per azioni [Preview]

Per amministratori «esterni» nella società per azioni s’intendono gli amministratori non legati alla società, ai suoi amministratori esecutivi o agli azionisti titolari della maggioranza delle azioni con diritto di voto.
Tra gli amministratori esterni, si distingue tra amministratori non eletti dall’assemblea generale degli azionisti; amministratori di minoranza; amministratori indipendenti.

Il ruolo degli amministratori esterni nella società per azioni è tanto più importante quanto maggiore è l’esigenza di monitorare l’operato degli amministratori «interni», affinché sia assicurato il corretto governo della società, nell’interesse di tutti i soggetti coinvolti.

La presenza di amministratori esterni nella società per azioni è collegata, sul piano normativo, alle eccezioni al principio generale secondo il quale è riservata alla competenza dell’assemblea ordinaria la nomina degli amministratori della società. Tale principio, vigente, a seguito della Riforma del 2003, per le società per azioni che adottino il sistema tradizionale o monistico di amministrazione e controllo, e normativamente espresso dall’art. 2364, comma 1, n. 2), c.c., ha carattere tendenzialmente imperativo, in quanto il rapporto e la ripartizione di ruoli tra assemblea e amministratori sono considerati elementi essenziali e caratterizzanti del tipo società per azioni.

Fermo restando il principio della competenza assembleare per la nomina degli amministratori, lo statuto può stabilire norme particolari per la nomina alle cariche sociali da parte dell’assemblea ordinaria (art. 2368, comma 1, c.c.)Statutariamente, possono, così, essere introdotti sistemi di votazione (come il voto di lista, il voto scalare o il voto limitato) congegnati in modo da assicurare anche a gruppi di minoranza propri rappresentanti nel consiglio di amministrazione. Per la nomina degli amministratori è perciò derogabile il principio maggioritario puro, normalmente connesso al metodo collegiale, secondo cui delibera l’assemblea.

Deroghe, previste dalla legge, alla competenza assembleare per la nomina degli amministratori sono le seguenti: a) la nomina dei primi amministratori, che viene fatta nell’atto costitutivo (art. 2383, comma 1, c.c.)b) la nomina, da parte dei possessori degli strumenti finanziari di cui agli artt. 2346, comma 6, e 2349, comma 2, c.c., di un componenteindipendente del consiglio di amministrazione, se prevista dallo statuto (art. 2351, ult. comma, c.c.); c) la nomina, da parte dello Stato o degli enti pubblici titolari di partecipazioni in una società per azioni che non fa ricorso al mercato del capitale di rischio, di un numero di amministratori proporzionale alla partecipazione al capitale sociale, se prevista dallo statuto (art. 2449, comma 1, c.c.)d) la nomina, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, da parte dello Stato o degli enti pubblici titolari degli strumenti finanziari di cui all’art. 2346, comma 6, c.c., o di azioni emesse ai sensi dell’art. 2449, comma 4, seconda parte, c.c., di  un componente indipendente del consiglio di amministrazione, se prevista dallo statuto (art. 2449, comma 4, c.c.; art. 2351 c.c.)e) l’elezione, sulla base di liste di candidati, secondo le previsioni dello statuto, dei componenti del consiglio di amministrazione nelle società quotate organizzate secondo il sistema tradizionale o monistico; con la prescrizione che almeno uno dei componenti del consiglio di amministrazione sia espresso dalla lista di minoranza che abbia ottenuto il maggior numero di voti e non sia collegata in alcun modo, neppure indirettamente, con i soci che hanno presentato o votato la lista risultata prima per numero di voti (art. 147-ter, t.u.f.).

Mentre la nomina diretta da parte dello Stato o di enti pubblici di uno più componenti dell’organo di amministrazione della società (partecipata o meno dall’ente) era già prevista dal testo originario del codice civile, costituiscono delle autentiche novità per il nostro sistema societario le previsioni sub b) e sub e), introdotte, rispettivamente, dal decreto legislativo n. 6/2003, recante Riforma del dirittodelle società di capitali e cooperative, e dalla legge n. 262/2005 in materia di tutela del risparmio.
Nondimeno, le stesse previsioni in tema di nomina di amministratori da parte dello Stato e di enti pubblici sono state oggetto di recente, profonda, revisione da parte del legislatore italiano, volta a renderle compatibili con le norme dell’Unione Europea in materia di libera circolazione dei capitali, così come interpretate dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia della Comunità Europea. Le disposizioni richiamate subc) e sub d) sono il portato di tale recente intervento legislativo.

Quanto alla deroga alla competenza assembleare per la nomina degli amministratori, indicata sub a), trattasi di previsione, in molti casi, “fisiologica”, volta a consentire l’operatività della società, in attesa della riunione e della successiva delibera assembleare di nomina dei componenti degli organi di amministrazione e controllo. Comunque, tale fattispecie derogatoria si differenzia dalle altre per la sua naturale tendenza a riflettere i medesimi rapporti di forza esistenti in assemblea.

La nomina di amministratori indipendenti, prevista dalla legge o da codici di autoregolamentazione, non rappresenta un’eccezione al principio della competenza assembleare all’elezione alle cariche sociali. Gli amministratori indipendenti si qualificano come tali per l’assenza di legami significativi con la società, i suoi managers o i soci che controllano la società. Gli amministratori indipendenti sono, dunque, amministratori «esterni» per definizione. Essi sono eletti dall’assemblea generale degli azionisti, tra soggetti in possesso dei requisiti previsti dalla legge.

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